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diritti
4 giugno 2009
Memoria alla Corte Europea

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

- Sezione Seconda -

Consiglio d’Europa – Strasburgo, Francia

 

 

Ricorsi nr. 11929/08 - 15726/08

Anetrini e Alessio - ARATO E ALTRI c. Italia

 

 

Nell’interesse dei ricorrenti suindicati, il sottoscritto difensore di fiducia rassegna alla Corte ecc.ma la seguente

M E M O R I A

Integralmente richiamate le considerazioni svolte nell'atto introduttivo del ricorso e nella successiva memoria dimessa alla valutazione di codesta Ecc.ma Corte, non resta che rassegnare le definitive proposizioni: a giustificazione della richiesta inoltrata, ma, anche e soprattutto, a dimostrazione della indiscutibile illegalità delle norme oggetto di denuncia.

Con sentenza nr. 203 del 27 giugno 1975, la Corte Costituzionale della Repubblica italiana dirimeva un incidente di legittimità costituzionale inerente un tema analogo a quello di cui si discute in questa sede.

La chiarezza delle espressioni utilizzate e dei principi invocati nella decisione in argomento esonera lo scrivente difensore da una sintesi che non renderebbe giustizia al Giudice delle Leggi Italiane e rende evidente il conflitto insanabile tra la vigente legge elettorale e l'art. 3 del protocollo integrativo della CEDU.

Afferma, dunque, la Corte Costituzionale della Repubblica Italiana: " Il legislatore ordinario ha voluto dare all'art. 49 Cost. un contenuto concreto e specifico coll'attribuire alle formazioni politiche un ruolo autonomo in materia di elezioni determinando uno stretto rapporto tra partiti ed elettori. Tale ruolo trova il suo logico e naturale sviluppo nel potere riconosciuto a dette formazioni di designare propri candidati al fine di meglio garantire la realizzazione di quelle linee programmatiche che esse sottopongono alla scelta del corpo elettorale.

Una volta riconosciuta legittima, in linea di principio, la scelta operata dal legislatore di concedere alle formazioni politiche la facoltà di presentare proprie liste di candidati, nessuna rilevanza costituzionale può assumere la circostanza che lo stesso legislatore le ha lasciate libere di indicare l'ordine di presentazione delle candidature.

Le modalità e le procedure di formazione della volontà dei partiti o dei gruppi politici occasionali - che sovente sorgono per le elezioni amministrative in dipendenza di situazioni ambientali - e previste dalle leggi elettorali, non ledono affatto la libertà di voto del cittadino, il quale rimane pur sempre libero e garantito nella sua manifestazione di volontà, sia nella scelta del raggruppamento che concorre alle elezioni, sia nel votare questo o quel candidato incluso nella lista prescelta, attraverso il voto di preferenza. Non si può parlare, pertanto, di costrizione o di influenza psicologica e tanto meno di conzionamento dell'elettore. Il sistema elettorale tende solo a creare un rapporto conoscitivo tra un dato raggruppamento politico e il cittadino elettore, senza incidere in alcun modo sulla piena libertà di questo. In sostanza l'indicazione preferenziale da parte del partito di un candidato, normalmente realizzata attraverso il «capo lista», assume per l'elettore, che intende votare per quel partito, un carattere meramente indicativo, e non già di imposizione di scelta. D'altra parte, sia la scelta effettiva dei candidati, sia il loro ordine di elencazione è fatto interno proprio delle organizzazioni promotrici, estraneo pertanto, al contenuto e allo svolgimento sostanziale delle elezioni."

Le proposizioni che precedono si attagliano mirabilmente al caso in esame e definiscono in modo inequivocabile l'ubi consistam - in un ordinamento che voglia essere e non soltanto definirsi democratico - della libertà di scelta del cittadino elettore.

Ferma la facoltà dei partiti nella compilazione delle liste e nella assegnazione dei posti all'interno delle medesime, il cittadino - quello libero, non il suddito - può operare la selezione e indicare il candidato che ritiene più idoneo a realizzare il programma politico, ovvero quello che più gli aggrada. Quello che è certo, comunque, è che il diritto alla libera scelta tra i candidati rappresenta diretta derivazione del principio di sovranità popolare affermato dalla Costituzione nel suo primo e fondamentale articolo e consente di scongiurare il pericolo di  condizionamento e la costrizione indotti, invece, dalla vigente legge elettorale. Dunque, questo diritto non può, in alcun modo, essere annichilito, conclulcato o compresso da un potere privo di giustificazione e fondamento giuridico, quale è quello dei partiti politici nel sistema italiano[1].

La rivendicazione del rispetto di un diritto di libertà, affermato dalla ( troppe volte negletta) Costituzione della Repubblica Italiana e tutelato dalla Convenzione si traduce, insomma, nella invocazione a codesta Ecc.ma Corte affinché, riconoscendo la fondatezza del ricorso, contribuisca a ristabilire, in questa Repubblica, quella legalità la cui violazione rappresenta un vulnus gravissimo per le più elementari regole democratiche.

 

Con osservanza,

Torino, 29 maggio 2009

Mauro ANETRINI, avvocato



[1] Il che vale quanto dire che, ferma la legittimità della scelta dei candidati da parte delle formazioni politiche, l'opzione in favore dei candidati non può subire ulteriori restrizioni. Le norme attualmente vigenti, al contrario, non prevedono( anzi: non consentono, pena la nullità del voto) alcuna opzione, ma impongono una lista pre - confezionata con modalità che sfuggono ad ogni controllo democratico e non producono alcuna forma di responsabilità politica.



RICORDO PER LE ADESIONI ( vedi post 29.05.09)


paola.alessio@yahoo.it

mauro.anetrini@tiscali.it


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permalink | inviato da ilblogdipaola il 4/6/2009 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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